Oltre alla recita dell'ufficio erano tenuti a cantare una messa al mattino e, alla sera, l'antifona Salve Regina e l'Ave Maria con i rispettivi versetti e responsori.
La carica di organista compare l'anno seguente e il primo che figura è don Girolamo di Giovanni. Successivamente viene nominato anche il maestro di cappella o di canto ed il maestro di coro. Il numero dei cantori, nel XVI secolo, varia tra 10 e 18 e comprendeva anche chierici "ignoranti tanto nelle lettere quanto nel cantare" (1564). Quando Costanzo Porta. assume la carica di maestro di cappella, il numero dei cantori si assesta mediamente a 16 unità.
La provenienza dei maestri e cantori ci fa capire anche l'importanza della cappella lauretana. Annibale Zoilo, successore di Palestrina alla cappella Lateranense, lasciò Roma per recarsi a Loreto. Così fecero anche Curzio Mancini, Antonio Cifra e Vincenzo De Grandis, senza dimenticare in precedenza i maestri fiamminghi e francesi quali: Michele francese, Crispino Van Stappen, Giovanni Pionnyer e Giovanni de Belle. Su 150 cantori che hanno prestato servizio dal 1507 al 1565 ben 45 sono stranieri, 83 provengono da varie località italiane e dei rimanenti 22 non conosciamo la provenienza.
Fa parte della cappella anche il tiramantici che aveva l'incarico di appendere sulle pareti della chiesa le tavolette votive offerte dai fedeli alla vergine Maria.
A partire dal 1620 la maggior parte dei cantori, compresi il maestro direttore ed organista, appartengono allo stato laicale. Da questo periodo in poi i cantori della cappella iniziano ad avere una più stabile permanenza e restano in carica vari anni, in genere fino alla giubilazione che avveniva dopo venticinque anni di servizio per i tenori e i contralti e dopo trent'anni per i soprani e i bassi. Nel `600 si entra a far parte della cappella, in via ordinaria, per chiamata da parte delle autorità della S. Casa. Tuttavia sono da ricordare anche ammissioni per concorso, che non sembrano costituire prassi o regolamento della cappella. Nei due secoli successivi i cantori sono stati accolti nella cappella soltanto per concorso, il cui bando veniva emesso dalla Congregazione lauretana.
Secondo il regolamento del 1626 i soprani percepivano 5 scudi mensili, 8 scudi i bassi, tenori e contralti, 9 scudi i due maestri di coro e infine 12 scudi il maestro di cappella ed organista. L'amministrazione della S. Casa concedeva inoltre a ciascun componente la cappella, l'abitazione, le medicine, la provvigione giornaliera di pane, vino, olio e cera. Nei vari Regolamenti del 1600 e 1700 si trovano periodici aggiornamenti di salari e provvigioni, nonché costanti richiami all'osservanza del regolamento, al dovere di essere presenti alle celebrazioni liturgiche e al contegno rispettoso e devoto che i cantori devono tenere durante le funzioni.
Nella seconda metà del 1700, la cappella attraversa un momento critico della sua esistenza. Vengono così presi provvedimenti per riportarla al suo antico splendore. In particolare si ribadisce la necessità di fissare il termine per la pensione dei cantori dopo 25 anni di servizio, perché si diventa inabili al cantare. Si diminuisce il numero dei servizi religiosi che, in un anno, erano più di 1500 e si ribadisce a tutti l'obbligo di prendervi parte e non soltanto "i più di fresco entrati in servizio" come volevano gli anziani.
Le ammissioni alla cappella erano molto sentite dal popolo che faceva udire la sua voce, tanto da opporsi alla decisione dei musici e dei componenti il consiglio proponendo altro concorrente. Così accadde nel 1783 quando il popolo loretano "fece delle intemperanze perché voleva un altro concorrente".
Per una serie di fatti incresciosi, le prove per l' ammissione dei nuovi cantori non furono più pubbliche ma fatte nella residenza del Governatore "invitandovi soltanto i votanti" onde evitare scandali e brutte parole. Il concorrente che riportava più voti veniva ammesso a far parte della cappella. Gli organisti e i maestri di cappella venivano invece scelti o chiamati direttamente dai ministri della S. Casa. Talvolta anche per essi sono stati indetti dei concorsi, specie durante 1' Ottocento.
A1 decadimento della cappella contribuì anche l'assenteismo dei cantori migliori che venivano chiamati, fin dai primi anni del 1700, a esibirsi nei teatri con licenza della Congregazione lauretana; richieste che divennero sempre più frequenti non solo per i cantori ma per gli stessi maestri ed organisti che rimanevano fuori Loreto per vari mesi e in alcuni casi anche per anni. Si delineò così la figura del cantore coadiutore e del cantore soprannumerario. Il virtuosismo, proprio dei teatri, penetrò nella cappella musicale perché i cantori, reduci dagli spettacoli, riproponevano durante le celebrazioni liturgiche, le stesse arie e melodie teatrali. Anche nel secolo successivo vari cantori calcarono i più prestigiosi teatri dell'epoca: Milano, Dresda, Mosca, Napoli ... L'avere in cappella elementi di spicco era un'arma a doppio taglio. Da una parte era senz'altro un motivo di vanto, dall'altra creava problemi non solo ai canonici ma anche agli stessi maestri.
Ne sa qualcosa il M° L. Vecchiotti. Nel 1852, pretendendo dai suoi cantori assiduità alle prove si trovò contro vari cantori della cappella i quali, con una lettera al governatore di S. Casa, dissero che tale comando era un'offesa alla fama di ciascun professore, un peso insolito verso coloro che non l'hanno mai portato per obbligo e che, se le prove in passato sono state fatte, ciò è stato solo "per annuanza graziosa dei cantori, i quali per favore e non per obbligo vi si assoggettarono".
Altri malumori resero difficile il rapporto tra cantori ed autorità come il rifiutarsi di salire in cantoria e "starsene fraimmischiato con il popolo in chiesa, circondato dai suoi amici..", l'andare a cantare in altre chiese, senza permesso, per arrotondare lo stipendio, l'andare in processione senza cotta ecc... persone decise a mettere in pratica il vecchio adagio: "qualis pagatio, talis cantatio".
Si deve a Giovanni Tebaldini se la Cappella di Loreto, agli inizi del XX secolo, poté ritornare agli antichi splendori. Dal ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti, Emanuele Gianturco, il M° Tebaldini fu incaricato di compiere una radicale trasformazione della Cappella, dopo che Pio X con il Motu Proprio "Tra le sollecitudini" (1903) aveva richiamato all'osservanza delle leggi liturgiche nelle esecuzioni musicali. Tebaldini aspirava a far divenire Loreto un esempio di rinnovamento liturgico per 1' intera cattolicità.
Nel 1901 venne istituita una scuola di canto per coristi composta di ragazzi e di adulti con la presenza di 4 maestri: un direttore, un vice direttore, un organista e un vice organista e negli anni successivi anche la scuola di organo e pianoforte diretta dall'illustre maestro Ulisse Matthey.
Dal 1934 in poi la cappella incominciò ad avere meno impegni di canto in quanto diversi servizi liturgici furono assunti dai giovani teologi cappuccini.
Una frase lapidaria che racchiude in se tutta l'amarezza e il dolore per una ingloriosa fine e che si fa interprete di molte altre cappelle musicali che fin dal 1500 sono state il vanto di tante chiese e cattedrali era scalfita sull'intonaco della cantoria della S. Casa di Loreto: "21 novembre 1976 è morta la Cappella Musicale".